In previsione del menù di Natale, il buon Renato Carosone cantava così: “Mo' vene Natale nun tengo denare me leggio `o giurnale e me vaco a cuccà e vatt’a cuccà”. Dal mio punto di vista era solo una scusa. Si sa, Carosone era napoletano e secondo la mia tesi non aveva nessuna voglia di cucinare ‘U Capton!

In Campania il Natale va così: s’inizia con una bella insalata di rinforzo, la minestra maritata, poi c’è l’Anguilla in umido e come dolce ovviamente gli strufoli.

Se vi state chiedendo cosa sia l’insalata di rinforzo è presto detto. Si tratta di un piatto tipico della tradizione napoletana. Si prepara rigorosamente con le “papaccelle”, peperoni rossi e tondi tipici della Campania. Gli altri ingredienti sono: cavolo bianco sbollentato, olive nere e verdi in salamoia, capperi, cetrioli sott’aceto, acciughe, olio e aceto. Non si sa bene perché si chiami di rinforzo. Alcuni dicono che si chiami così perché l’insalata viene preparata per il cenone di Natale e “rinforzata” per integrare quello che viene consumato, fino alla Vigilia di Capodanno. Alcuni in vece sostengono che si chiami così per via dell’aceto che forza il sapore. Fatto sta che è un piatto “leggero” che serve a rinforzare la cena della Vigilia che, secondo la tradizione popolare, dovrebbe essere di magro e a base di pesce.

Ma non restiamo in Campania. Che ne dite di esplorare anche altre regioni?

Io andrei in Lazio. Anche qui la vigilia va di magra, mentre i piatti più gagliardi sono dedicati al pranzo del 25 dicembre. Anche qui nella capitale non hanno bene idea di cosa voglia dire magro o leggero, se dobbiamo essere sinceri, tanto che la vigilia inizia con anguilla marinata, gamberetti, polipi e sottaceto. Invece il 25 iniziamo con bruschette, misto di verdure fritte e baccalà in pastella. Il menù della vigilia prevede per primo piatto la minestra con i broccoli alla romana a base di cotenna, sempre per restare di magra. Il 25 invece potrete gustare i cappelletti in brodo di cappone, pomodori ripieni di riso e la cacio e pepe.

Il baccalà regna sovrano anche per il secondo della cena della vigilia, mentre il Re del 25 dicembre non è il bambinello, ma l’abbacchio al forno con le patate o alla cacciatora. Alcuni invece preferiscono il bollito misto, il tacchino ripieno con contorno di carciofi alla romana o alla Giudia. Per dolce Pan pepato e pane giallo. Si tratta di pani speziati e farciti con frutta secca, uvetta e cioccolati, addolciti con il miele.

Ma per avere un bianco Natale dovremmo partire alla volta della Valle d’Aosta. Il 25 dicembre va così: s’inizia con un salume di muscolo di vacca, pecora o capra essiccata e aromatizzato con erbe di montagna, ginepro e aglio, che si chiama Mocetta e viene servito con crostini al miele. Poi viene servito il Lardo con Castagne cotte e caramellate con miele e i crostini con fonduta e tartufo. Per primo il menù prevede Zuppa alla Valpellinentze, si tratta di una zuppa con cavolo, verza, fette di pane raffermo, fontina, brodo, cannella e noce moscata. Salsiccia con patate per secondo e Carbonata Valdostana con Polenta, sono sottili strisce di carne macerate nel vino rosso con aromi. Per dessert pere a sciroppo servite con crema di cioccolato e panna montata. Si Termina con caffè Mandolà, un gusto molto robusto di mandorle tritate, da accompagnare con le tegole, dei pasticcini secchi.

Mi fermo qui perché sono ingrassata solo a scrivere e siamo solo al 9 dicembre!

Ve la siete presa perché pensate che il vostro menù regionale sia il migliore e io non l’ho citato? Potreste anche invitarmi al vostro pranzo di Natale! Attendo inviti.