C’è chi la chiama schiscetta, chi chiama lo lunch box, chiamatelo come volete, tanto lo sapete di cosa stiamo parlando. Tanti nomi per un'unica cosa, adatta alla pausa pranzo, ad un pic nic, una giornata al mare, una scampagnata in montagna. Si tratta di una preparazione, una cortesia, un gesto premuroso, si tratta di preparare un pranzo riporlo in contenitori adatti, preparare posate, bicchiere, bibite e frutta. Si, si tratta di preparare il pranzo al sacco.

Il nome viene dalla bisaccia, sacchetto o canovaccio, in cui era riposto il pranzo dei contadini o delle mondine lombarde, che passavano l’intera giornata nei campi, con la necessità di rifocillarsi con qualcosa che desse la forza di continuare a lavorare per il resto del pomeriggio. Solitamente si trattava di riso e legumi. Più fortunati o forse con la pancia più piena i contadini laziali, che durante la vendemmia mangiavano la minestra ripassata, o il pane con la fettina panata. La Campania invece si preferiva riciclare gli avanzi e così si sono inventati la frittata di pasta, di verdure, la focaccia con la scarola.

Per tanti anni quest’usanza, che potremmo definire materna, è sparita. Il tram tram quotidiano, la vita frenetica ha reso la pausa pranzo appannaggio di tavole calde, paninoteche, pizzerie, trattorie, con menù fissi per i professionisti, avvocati, commercianti, commessi, che lavoravano nei dintorni.

La tendenza si sta invertendo. Un po’ per la crisi che ci ha svuotato le tasche, costa meno preparare ciò che si ha nel frigo, che consumare un pasto completo in una trattoria; un po’ perché noi italiani abbiamo riscoperto il mangiar sano, scegliamo l’olio da usare, la qualità degli ingredienti, stiamo attenti alle nostre intolleranze e a mangiare cibi che non ci facciano ingrassare.

Fatto sta che quest’estate il 29% degli italiani in spiaggia ha mangiato l’insalata che si è portato da casa, qualcuno di riso, qualcuno di pollo, qualcuno di pesce, ma preparata con le loro manine. I dati emergono da un’indagine di Coldiretti/Ixe che ha tracciato una classifica dei pranzi d’asporto degli italiani. Il secondo posto, il 22% delle preferenze, va alla caprese, l’intramontabile mozzarella e pomodoro, segue la macedonia di frutta con il 17%. Non passano mai di moda le ricette più radicate della cucina tradizionale come la frittata di verdura o di pasta preparata e impachettata con premura dall’11% degli italiani. L’ipercalorica parmigiana resiste con il 6%, mentre la lasagna, che un tempo regnava indiscussa, è presentè solo nelle schiscette del 4% degli italiani a pari merito con le polpette.

L’attenzione alimentare supera lo stress da ufficio e gli sgarri da vacanza. Una tendenza che secondo Coldiretti riscontra tutto l’anno anche durante le vacanze, in cui il 49% degli italiani dichiara di mangiare soprattutto a casa proprio con amici e parenti, solo il 35% frequenta ristoranti, il 12% le pizzerie e l’8% gli agriturismi.

Se non volete chiamarlo pranzo al sacco, perché vi sa troppo di domenica fuori porta, chiamatelo schiscetta, l’importante è coccolarsi anche durante la pausa pranzo.