La carta da musica non serve solo ai cantautori per creare canzoni, ma è anche buona da mangiare.

Ebbene sì, chissà quante volte l'avrete mangiata. In quella vacanza al mare, proprio lì in Sardegna. 

Sto parlando del pane carasau, che veniva chiamato anche così: carta da musica, per la sua somiglianza con la pergamena su cui venivano scritte le musiche sacre.

Il pane sardo ha delle origini molto antiche, tanto che ne sono state trovate tracce nei nuraghi, le classiche costruzioni coniche in pietra a forma tronco, tipiche della Sardegna e della civiltà nuragica.

Il nome carasau deriva dal verbo “carasare” che in dialetto sardo si riferisce al pane che ha fatto la crosta. Veniva preparato per i pastori che dovevano partire in viaggio per i pascoli, quindi, perché fosse più comodo da portare nelle bisacce da viaggio, durante la cottura veniva piegato in due in modo da ridurne la dimensione.

La carta da musica più famosa della Sardegna si prepara con farina di semola di grano duro, sale, lievito (anche io pensavo non ci fosse!) e acqua.

La preparazione era un vero e proprio rito, per celebrarlo servivano almeno tre donne.

Ecco come si prepara:dopo aver preparato l'impasto deve essere steso in dischi molto sottili che vengono cotti nel forno a legna a 450 o 500 gradi, una temperatura altissima che serve a farlo gonfiare come un palloncino.

La difficoltà è sfornare il pane, che una volta estratto dal forno deve essere tagliato lungo la circonferenza con grande maestria per dividerlo in fogli. Questi fogli di pane poi vengono impilati l'uno sopra l'altro con la parte porosa rivolta verso l'alto. Adesso vanno infornati nuovamente per diventare croccanti e assumere il colorito tipico, o per dirlo in sardo la “carasatura”.

Avreste voluto preparalo in casa, ma il vostro forno non arriva a quelle temperature? Siete solo in due? Non vi spaventate, c'è sempre una ricetta scorciatoia.

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