Leccornie, ghiottonerie, squisitezze, golosità, prelibatezze tante parole che in dialetto romagnolo si possono riassumere con un solo termine: “Luverie”. Ma Luverie è anche un laboratorio alimentare di Rimini che ricerca i sapori tradizionali romagnoli, nato ad agosto del 2005. Qui Angelo Giannini e Roberto Berardi sperimentano e producono le luverie, ossia “i piaceri della tavola, tradizionali e naturali”.

Oggi i soci sono diventati tre, ad Angelo e Roberto si è unito Vittorio Maritano, cuoco dipendente, ora è responsabile della produzione. Il laboratorio si è trasferito a Riccione, ma il loro legame con il territorio è sempre più saldo e lo si legge anche nelle etichette dei loro prodotti, che raffigurano il grappolo d'uva e la caveja, simbolo della Romagna per eccellenza: ossia un'asta d'acciaio saldata ad un apice, detta "pagella", decorata con anelli e immagini allegoriche.

Le tecniche sono quelle della cottura lenta, come si faceva una volta, spiegano Roberto e Angelo come quando nacque il loro primo prodotto: “la sera, si caramellano i fichi in un'enorme pentolone di acciaio inossidabile da caserma, poi al mattino, ancora a fuoco lento per altre 4-5 ore, infine, il passaggio finale nell'acqua bollente per la pastorizzazione come ai tempi dei nostri nonni”.

Una ricetta che funziona, come spiega Angelo Giannini: “I vecchi mi dicono che i nostri sapori e i nostri colori sono quelli della loro infanzia. Quando tutto si raccoglieva nei propri campi e si faceva in casa”.

La realtà di Luverie è rimasta piccola, ma i prodotti sono aumentati, non più solo fichi caramellati ma anche la mostarda romagnola piccante. Si tratta di una produzione artigianale che si accompagna bene ai bolliti, alla seppia a vapore e al taleggio.

Il Savor di Romagna, un'antichissima ricetta contadina: dopo la vendemmia veniva bollito il mosto d'uva, appena pigiato, poi vi si aggiungeva la frutta, mele cotogne, pere, prugne, scorze d'arancia e tutta la frutta secca di cui si disponeva, una sorta di confettura che serviva per conservare la frutta durante l'inverno. Solitamente viene usata con i formaggi, la polenta, ma anche con il gelato e per confezionare ottime crostate.
Ma la produzione va oltre la rielaborazione del mosto, si allarga anche al salato con lo scalogno di romagna, la crema di scalogno, il sugo romagnolo di Strigoli, i l formaggio di fossa di Sogliano sul Rubicone, la piadina romagnola e perfino l'olio extravergine di oliva dop “Colline di Romagna”.

E poi ci sono i frullatini: tropicali, ai mirtilli rossi e neri, alla pesca, alle albicocche di Cesena, e poi ancora alle prugne e alla pera.

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