«Sono un grande appassionato del mio lavoro, credo che la passione sia alla base del successo in ogni cosa della vita, chi è costretto a fare ciò che non gli piace prima o poi fallisce, con questo approccio insieme a mia sorella Margherita abbiamo raccolto l’eredità di chi ci ha preceduto».

È questo il segreto del successo secondo Fortunato Amarelli. Un segreto che si tramanda di generazione in generazione nella fabbrica di liquirizia più antica d'Italia. E non sto scherzando, documenti attestano che la famiglia era impegnata nella raccolta e vendita di radici di liquirizia già nel 1500 in Calabria. Noi di Ufoody abbiamo intervistato Fortunato Amarelli, Amministratore Delegato di Amarelli Fabbrica di Liquirizia e presidente della sezione agroalimentare di Confindustria Cosenza: ecco cosa ci ha raccontato.

Una lunga lunghissima storia familiare e aziendale alla spalle. Come si raccoglie un'eredità così importante? Ha sempre sognato di fare questo lavoro? E come è la vita di un bambino che cresce in una fabbrica di liquirizia?

«Ho sempre sognato di fare questo lavoro lo decisi a 10 anni, da allora non ho avuto altre ambizioni» racconta Amarelli, che spiega: «Quando per qualche motivo la scuola era chiusa e accompagnavo mio padre in azienda, era come immergersi in un mondo magico, gli operai mi porgevano un pezzetto di liquirizia calda ed io mi perdevo fra i misteri della lavorazione, ancora oggi, quando incontro le scolaresche in visita ai nostri impianti, vedo nei loro occhi lo sguardo stupefatto nel vedere che che in pochi secondi, con un getto di vapore, la liquirizia diventa liscia e scintillante».

Oltre a liquirizie, liquori e le caramelle, Amarelli produce tutt'oggi le radici di liquirizia e gli astratti. Quanto lavoro artigianale c'è dietro e quanto è affezionato il pubblico ai vostri prodotti più semplici?

«La liquirizia pura è il nostro prodotto principale lo otteniamo estraendo il succo della radice di una pianta la glicirizia glabra, che cresce spontanea ed infestante in Calabria e in pochi altri posti in Italia. Nonostante le numerose innovazioni tecnologiche apportate agli impianti produttivi la lavorazione è assolutamente artigianale, infatti il mastro liquiriziaio, con tecniche artigianali tramandate nei secoli, è l’unico in grado di stabilire il giusto grado di cottura del prodotto. Sono tantissimi gli amanti della liquirizia: gli appassionati consumano quella pura al 100%, gli altri preferiscono prodotti con percentuali più basse. Tanti vengono a Rossano per visitare l’azienda, e lasciano commenti entusiastici sui social e su Tripadivisor. C’è poi chi usa la liquirizia in cucina magari pubblicando la ricetta sul proprio blog: tutto questo è molto appagante e ci spinge a migliorarci sempre».

Liquore, birra e anche il dentifricio. La liquirizia non smette mai di stupirci, come è nata l'idea di questi prodotti?

«Sono tantissimi, siamo sempre alla ricerca di nuovi modi per declinare il sapore di liquirizia. Desideriamo mostrare i differenti usi di un prodotto che nell’immaginario collettivo è confinato al solo mondo delle caramelle, in questo modo stimoliamo produttori di tutto il mondo ad utilizzare la liquirizia come ingrediente ed è fantastico vedere che tutto ciò sta accadendo davvero».

Amarelli produce una liquirizia di altissima qualità, le scatolette di metallo sono famosissime tanto da essere collezionate. Come vede la sua azienda nel futuro e come coniuga la tradizione all’innovazione?

«Il mercato cambia continuamente, cambiano i bisogni, cambiano i gusti, cambiano i tempi e i modi con cui si consumano e si acquistano i prodotti, nessun business dura per sempre, Resistono solo le aziende che hanno un'anima, le aziende che portano dentro di sé un messaggio. Se riusciamo a innovare senza stravolgere quel messaggio allora avremo coniugato innovazione e tradizione altrimenti falliremo, perché abbiamo perso l’anima snaturando il messaggio iniziale o perché non innovando non non lo abbiamo adattato agli usi dei nuovi consumatori».

Qual è la caramella o la specialità preferita di Fortunato Amarelli?

«La Black Label, l’ultima nata: puro succo di liquirizia da radici selezionate e con un processo produttivo ancora più vicino a quello settecentesco».

Altro che Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato, questa è una storia tutta all'italiana!

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