Quante volte avete guardato un programma di cucina straniero e seguendo il cuoco che si cimentava in in una ricetta italiana avete urlato contro la televisione: “Ma cosa diamine stai facendo?!”

Ketchup al posto della salsa di pomodoro, polpette ripiene di qualsiasi cosa, pasta stracotta, lasagne accompagnate a chili e chili di formaggi, pizze dagli impasti strani e sopratutto ripiene di qualsiasi alimento sia stato messo sul mercato. La pasta al formaggio venduta in scatola.

Prima di partire alla caccia dei colpevoli con forconi e torce, dovete ammettere che anche noi italiani abbiamo riadattato cucine straniere per avvicinarle ai nostri gusti, come è accaduto per la cucina cinese.

Fatto sta che, secondo uno studio condotto dall'Accademia Italiana della Cucina, nel 60 % dei casi le ricette italiane non vengono imitate alla lettera dai cuochi stranieri, ma subiscono spesso delle reinterpretazioni. Il problema è che nei ristornati italiani all’estero i cuochi sono spesso stranieri e tra questi solo pochi hanno studiato in Italia.

Una percentuale strana se si pensa che la cucina italiana è la più amata al mondo, con il 68% delle preferenze. Ma la dura realtà è questa: le nostre ricette e i nostri ingredienti vengono spesso stravolti e appesantiti.

Un ingrediente utilizzato in maniera che i genovesi definirebbero criminale, è il pesto. Viene appesantito con panna, o mischiato con il sugo, ma non viene utilizzato solo per la pasta.

In Olanda spacciano il pesce al forno con il pesto come una ricetta italiana.

Ma non è così strano. Quanti di voi si sono mai seduti a tavola per mangiare un piatto di spaghetti con le polpette? Io mai! Con il ragù si, con il sugo delle polpette certo. Ma nel mio piatto non sono mai state presenti le polpette e gli spaghetti nello stesso momento. Anche se, a pensarci non c'è nulla di male.

Il problema nasce quando si “spaccia” per italiana una ricetta che non è mai stata nostra.

Bisognerà farsene una ragione e prima di cenare in un ristorante italiano all'estero assicurarsi che sia veramente italiano.

E poi prima di giudicare mettiamoci una mano sulla coscienza. Anche noi seguiamo le ricette delle nostre nonne, le ricette “di una volta”, alla lettera? O le abbiamo reinterpretate e velocizzate per adattarci al frastuono e alla velocità della vita di oggi?

Quanti di voi comperano i legumi secchi e li mettono a bagno, poi li bollono e seguono la preparazione prima di cucinarli? Vi ho beccati! Con i fagioli nel barattoli si fa prima. Ma vostra nonna si sarebbe tagliata una mano pur di non utilizzarli.

Ma questo vuole dire anche sperimentare, evolvere. Sperando che la sperimentazione sia commestibile.

Ricette tradizionali vengono spesso destrutturate o smontate per essere rese più vicine al palato di oggi. Una fra tutte la parmigiana di melanzane: non abbiamo più bisogno di tagliare le fette di melanzane e metterle sotto sale per renderle meno amare o per fargli perdere l'acqua. Inoltre sono pochi quelli che impanano le fette e le friggono. Molti cuochi tendono a friggerle senza la panatura di uova e farina. Oppure con la melanzana arrostita la ricetta si fa più leggera.

In più sono nate la parmigiana di zucchine, di carciofi e di qualsiasi cosa vi piaccia.

Il ragù una volta era solo di carne, oggi invece, con grande successo, è diventato anche solo di verdure o di pesce.

Sperimentare non vuole dire tradire la tradizione, l'importante è non dimenticare da dove siamo venuti.