(img dal sito http://www.fieradeltartufo.org/2015/it/ sito ufficiale dell?85 fiera internazionale del tartufo bianco di Alba)


Nel 1929 un tartufo costava appena 120 o 150 lire al chilo, ma dopo la “Fiera mostra campionaria a premi dei rinomati Tartufi delle Langhe” il prezzo salì a 200 lire. Era l'equivalente dello stipendio mensile di un'insegnate elementare di prima nomina.

La Fiera all'epoca era solo inserita nella Festa Vendemmiale, ma l'idea del ristoratore piemontese, Giacomo Morra, di pubblicizzare all'interno dell'evento il tartufo fu un successo.

Nel 1930 il periodico britannico The Observer decise di dare rilevanza al tartufo bianco di Alba raccontandolo in un reportage. Solo dopo pochi anni, nel 1932, diventò ufficialmente la “Fiera del Tartufo”, legandosi sempre di più alla città e ai prodotti di Alba, soprattutto al vino. Alla fiera si accompagnarono tradizioni come il “Palio degli Asini” dando vita alle rievocazioni medioevali e alle Giostre delle Cento Torri. La Fiera si fermò durante la guerra, l'ultima edizione fu nel 1942, ma per festeggiare la pace, nel 1945 venne riproposta per tornare alle vecchie consuetudini. La Fiera del '45 durò 3 giorni ed ebbe un enorme successo, i prezzi dei tartufi salirono a 2700 o 3000 lire al chilogrammo.

Dopo 60 anni la fiera resiste ancora e un tartufo bianco di Alba arriva a costare anche 9mila euro al chilogrammo. La fiera scandisce la vita della città e Alba e il tartufo si sono fatti pubblicità a vicenda arrivando ad un prestigio di rilevanza mondiale.

Il mercato del tartufo sembra un luogo tanto misterioso quanto strategico. Sembra di giocare al “Mercante in fiera”. I Trifulau, i tartufai, all'apertura della fiera nascondono i funghi nelle grandi tasche delle loro tradizionali giacche di fustagno. Sembrano parlare del più e del meno, di cani e del tempo che farà, ma in realtà aspettano che il mercato si muova e fanno diventare impazienti i compratori. A questo punto, con circospezione, incominciano a mostrare piccoli pacchetti di tartufi avvolti in gradi fazzoletti a quadrettoni. Lo fanno perché riservano i pezzi più pregiati per compratori più pazienti. Più un compratore aspetterà più si capisce se è un intenditore.

Intanto i tartufai srotolano i loro fazzoletti, come fossero gioiellieri. I gesti sono delicati e svelano tesori, non tanto per gli occhi quanto per il naso. Non è il luccichio che attrae di questo gioiello, ma il profumo inebriante. A questo punto punto i tartufai fanno i loro migliori affari.

Quest'anno la fiera si terrà dal 10 ottobre al 15 novembre ovviamente ad Alba, sarà un'annata importantissima perché l'Italia dei cercatori di tartufo ha recentemente chiesto all'Unesco il riconoscimento della cultura tartufigena come patrimonio immateriale dell'umanità. Ma

mentre migliaia di trifolai e i loro fedeli cani, iniziano a mettersi in cammino per battere boschi e colline alla ricerca del preziosissimo fungo ipogeo in attesa dei mercati del tartufo, le previsioni non sono buone. Questa è stata un'estate caldissima anche in montagna, e il calore eccessivo ha creato qualche problema alle spore. Va da se che un calo drastico della produzione potrebbe portare ad un aumento di prezzi importate.