“È arrivata l'epifania che tutte le feste porta via”... e vai con l'ansia!

Quante volte avete sentito questa frase?

Da bambini, sapendo che dovevamo recuperare tutti i compiti per le vacanze perché il 7 gennaio saremmo inevitabilmente tornati a scuola, non era certo la nostra festa preferita.

Mi viene l'ansia ancora oggi!

Ma focalizziamoci sull'Epifania, in fin dei conti è un'altra giornata di festa da vivere, la più cioccolatosa dell'anno, se siete stati buoni.... altrimenti vi tocca il carbone.

La faccenda dovrebbe essere questa: si narra che un giorno i Re Magi, i simpatici Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, fossero partiti pieni di doni per i Bambinello. Insomma lo sapete, portavano oro, incenso e mirra, seguendo la stella cometa.

La strada era lunghissima e si narra che i Magi abbiano attraversato molti paesi per seguire la stella e in tutti i villaggi, paesini e città che attraversavano, gli abitanti accorrevano per conoscerli, alcuni decidevano di seguire il loro cammino verso la grotta.

Un giorno i Magi non trovarono la strada e bussarono alla porta di una vecchina per avere indicazioni, ma lei burbera e malandata, si rifiutò di aiutarli. Certo che il senso di colpa deve essere stato tanto da non lasciarla dormire, perché il mattino dopo la vecchia decise di raggiungere i Magi, ma era troppo tardi e la poverina, non riuscì mai a vedere Gesù Bambino.

Allora si dice che ogni anno, la notte tra il 5 e il 6 gennaio, la vecchina, pentita con un sacco pieno di dolci sulle spalle, si recasse di casa in casa dove c'erano bambini, nella speranza di trovare Gesù. Ogni volta che trovava un bambino buono lasciava i dolci, ai cattivi il carbone. Così i bambini iniziarono a lasciare scarpe e calze fuori dalla porta per la vecchia che aveva bisogno di scarpe buone per il suo cammino. Ricordate la filastrocca? “La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, il cappello alla romana, viva viva la Befana!”.

Poi con il tempo è arrivato il detto “l'Epifania tutte le feste porta via”. In alcune zone d'Italia la Befana rappresenta l'anno vecchio che porta regali per augurare buon anno nuovo.

Non so, ma questa tesi non mi rassicura, la Befana mi lascia comunque l'effetto Righeira!

Si dice effetto Righeira, quando passato ferragosto qualcuno inizia a cantare “L'Estate sta finendo”!

Pensiamo ai dolci, che è meglio.

Come nasce questa storia della calza?

I nostri nonni non aspettavano mica Babbo Natale. Loro attendevano la Befana e attaccavano al camino una calza di lana fatta a mano. Credevano tanto nella Befana, le scrivevano anche una lettera in cui esprimevano tutti i loro desideri. E quando la vecchia arrivava a bordo della scopa era una gran festa, perché era uno dei pochi giorni in cui si mangiavano dolciumi a volontà.

Nelle calze si trovavano mandarini, caramelle, zucchero d'orzo fatto in casa, castagne, frutta secca, lupini e marmellata di arance (una delle poche conserve che le nonne preparavano in inverno).

Oltretutto la Befana era anche molto severa: bisogna essere stati buoni per almeno 2 mesi per non ricevere il carbone.

Vi state chiedendo da dove venisse il carbone? Presto detto! Era uso fare un grande falò l'ultimo giorno dell'anno, per bruciare le cose vecchie. Il carbone era proprio un pezzo di legno preso dal falò ormai spento.

Così ai bambini cattivi toccavano carbone e cenere, cipolle, aglio e se andava bene qualche carota.

La Befana non portava giocattoli comperati, al massimo qualche bambola cucita dalla nonna.

Si mangiavano castagne, noci e necci, soprattutto si donava farina ai più poveri perché potessero preparare il pane.

E allora? Se Befana deve essere, che Befana sia!